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Racconti 8. Draghi
Abitando in una grande città ti può capitare di trovare dei tipi strani, io ne ho conosciuti molti e vi voglio raccontare la storia di uno di questi. Era un collega di ufficio, una persona che vedi tutte le mattine, senza conoscerle mai veramente, Lentamente, giorno dopo giorno, entrammo in confidenza e diventammo amici, una sera eravamo andati a bere qualcosa nel solito bar, al solito angolo, in un giorno come tanti alti, ma lui era più triste e malinconico del solito e forse aveva bevuto troppo. Ad un certo punto disse: "Se vuoi ti racconto la mia vera storia", annuii, di fronte al bicchiere di cognac non potevo fare altro. "Tanti anni fa, e tu questo non lo potrai credere, lo so, io non ero un uomo", - adesso inizia con le reincarnazioni - pensai nella pausa che aveva interrotto i suoi pensieri, "Io ero un drago", al mio sorriso di comprensione alcolica si animò, "Non ti sto mentendo, ero veramente un drago, di quelli che vedi nei cartoni animati, sputavo fuoco ed ero coperto di squame lucenti e pulite, e non di pelle e capelli come voi uomini. Vivevo in un castello, in cima ad una montagna piena di dirupi a picco e spuntoni di roccia aguzza di basalto scheggiato. Il castello era enorme, con otto torri ed un palazzo centrale di pietra rossa, arredato con arazzi pregiati e statue di marmo bianco. Il mio compito era quello di custodire una principessa avvinta dal sortilegio di una maga vendicativa. La mia vita passava tranquilla volando ai piedi della valle, spaventando le persone che si avvicinavano troppo, cacciando selvaggina per i piatti della principessa e ascoltandola mentre leggeva storie di elfi e di fate, di cavalieri innamorati e di regine da salvare. Ed ogni tanto mi permettevo, su sua sollecitazione, di recitare qualche poesia, di cantare con voce diversa le melodie di noi draghi alati. E lei mi ascoltava e guardava dritto nei miei occhi quasi a vedere la mia anima di essere fatato. Un giorno un pastore della valle spingendo le sue greggi sulle montagne vicine sbagliò il suo percorso e si trovò alle porte del castello, era un giovane tranquillo con un viso pulito e le spalle larghe. Era quasi notte ed ignorando chi vivesse nel castello bussò, incosciente. Lo stavo per incenerire quando la principessa mi supplicò di non farlo: "Mio drago", disse "Per favore non lo uccidete, stiamo sempre da soli voi ed io, per favore lasciatelo entrare, mi racconterà qualcosa della vita nella valle, e avremo modo di parlarne nei prossimi anni". Non potei far altro che acconsentire, e nascosto in una torre osservai la cena da una bifora che aveva una colonna attorcigliata piena di animali fantastici. E vidi la principessa servire il suo giovane ospite, e vidi i loro sguardi penetrarsi di interesse e di amore, e ascoltai le domande di lei le semplici risposte di lui, ma non capii allora cosa stava succedendo, non volli capirlo, feci finta che fosse tutto normale. Alla mattina lui andò via, primo ed ultimo a poterlo fare dal mio castello fatato, e dopo qualche giorno accadde l'imprevisto. Dopo pochi giorni di conversazioni in cui la principessa mi ripeté fedelmente tutto quello che le aveva raccontato il giovane, di regni in guerra, di battaglie tra re e generali, tra principesse prigioniere di conti ubriachi e delle feste del raccolto, delle fiere dove si trovavano le meraviglie dell'oriente, di matrimoni e di bambini che facevano scherzi ai viaggiatori quando entravano nei villaggi lungo la strada. "Caro drago", mi disse "L'altro giorno, ascoltando il giovane pastore, ho finalmente capito che non è una persona così semplice che potrà darmi la felicità, ho capito che devo vivere per un essere", sì disse un essere, "sensibile e forte, generoso e fiero, caro drago il mio cuore batte per te, mi sono innamorata di te perché sento la tua essenza simile alla mia ma unica nell'universo, ti amo per il tuo modo di vezzeggiarmi e di guardarmi per la tua pazienza e la tua poesia". Ascoltavo quasi pietrificato, era la prima volta che qualcuno mi diceva parole come quelle, era la prima volta che mi sentivo amato nei miei mille e mille anni era la prima volta che qualcuno non aveva paura di me. "Caro mio amore, però tu capisci che non potrò mai amarti veramente perché io sono una donna e tu un drago, però se tu fossi un uomo ti sposerei all'istante, perché il mio amore è veramente grande". "Principessa, le tue parole mi lusingano", risposi dopo aver ripreso a respirare, "Ed anch'io penso di amarvi, in questi anni vi ho sempre visto come se foste la mia compagna ed in questo modo vi ho trattato, ma il mio cuore non è più lo stesso da un po' di tempo, quando vi vedo non posso fare a meno di fissarvi e ogni volta che sento la vostra voce il mio cuore sussulta, come non faceva da secoli. Certo quello che sperate è molto difficile ma non impossibile: c'è un mago a molte leghe da qui che potrebbe trasformarmi in uomo, ma è una cosa molto pericolosa e rischiosa, inoltre una volta diventato uomo non potrei più proteggervi come faccio ora". "Caro tesoro, lo so e non potrei mai chiedervi di fare una cosa così, non abbiate paura vi amerò così come siete". Disse e si voltò a guardare le montagne lontane e le valli piene di umani che vivevano la loro vita piena, il suo viso si fece malinconico, la sua voce divenne più triste, non cantava quasi più, provava a tenermi la zampa che però era per la sua mano calda troppo fredda, e provava a accarezzare le mie squame dure come il ferro temprato delle lame nei tornei, e ritirava subito la sua pelle morbida infastidita. Il mio cuore andava in pezzi, la mia volontà divenne sempre più debole, finché una mattina di nebbia e di sole lontano, le dissi, "Piccola mia, andrò dal mago e sarò di ritorno al più presto ma ci vorranno comunque lunghi mesi per tornare, perché allora non avrò più le ali ma solo gambe e braccia, e dovrò imparare a camminare eretto a cavalcare, a parlare e ridere come gli uomini. Abbiate la pietà di aspettarmi, mia principessa". Lei disse: "Vi lascio in pegno del mio amore: la mia medaglia con i disegni delle mie stelle. Vi aspetterò. Addio." Allora partii, il viaggio di andata filò veloce. Il mago mi guardò grugnendo: "Allora, vuoi diventare uomo, allora preparati, dovrai bere questa pozione velenosa e subire una trasformazione violenta che ridurrà il tuo corpo immenso a una piccola parte. Tutte le tue membra si contrarranno di colpo e ti sentirai come stritolato, e poi il tuo sangue freddo si scalderà, la tua voce di mille caverne diventerà virile ma umana. Però ricorda, tu dentro sarai sempre un drago, attento alle emozioni forti, potrebbero essere più forti della pozione e della magia potrebbero farti tornare quello di prima e una volta che succedesse non potresti mai più tornare sotto forma di uomo senza morire". Così disse poi preparò in una pentola enorme di rame un liquido caldo e fumante di mille colori oleosi. E disse bevi senza pensare, ed io bevvi d'un fiato e sentii un dolore così forte da sentire le ossa che scricchiolavano, i muscoli che si tendevano per poi ridursi, il cuore che si stringeva fino a soffocare, le viscere che si contorcevano e cercavano quasi di uscire dalla corazza che diventava velocemente come la pelle degli uomini. Dopo pochi istanti che parvero secoli, divenni un uomo, un bel giovane, alto e robusto, mi guardavo incredulo come in sogno le mie mani, le mie gambe, le stesse che vedi tu ora, amico mio. Poi mi misi in cammino, un cammino lungo che le mie nuove gambe non sapevano ancora come affrontare, ci misi alcuni mesi e finalmente arrivai alla porta che per tanto tempo avevo sorvegliato. Bussai ma nessuno rispose, entrai e trovai il castello deserto, entrai e non ritrovai il mio amore, con il cuore in gola corsi per tutte le torri, per tutte le stanze, guardai ovunque: nulla. Trovai solo una pergamena che diceva: "Caro amore mio, ti ho aspettato per lunghi mesi e fredde settimane di solitudine, da un mese è venuto al castello il pastore che venne la prima volta, quando ormai era passato un anno, penso che ormai tu sia morto e che non sia riuscito nella tua impresa, per questo ho deciso di andare con lui a valle, ma nel caso tu tornassi sappi che ti ho sempre amato". E mentre stavo iniziando a piangere come un uomo ferito, sentii un fragore spaventoso che conoscevo e ricordavo ma che mai prima di allora mi aveva terrorizzato. Era Bunderol il re dei draghi, era con Asflas la maga del maleficio che squittì al mio signore: "Guarda il tuo stupido servo che cosa ha combinato, la principessa è scappata al mio maleficio ed io non posso più avere la mia vendetta, che siate dannati entrambi stupide bestie", e stava per mandarci un suo orrendo maleficio quando Bunderol disse con una voce potente come il tuono che rimbombò in tutta la valle: "Aaldabrean", questo è il mio vero nome da drago, "ha sbagliato e pagherà da solo per il resto dei suoi giorni". "Giusto disse la strega, sei voluto diventare uomo così vivrai e soffrirai per il resto della tua vita immortale". Io ero sconfitto, tutto questo mi stava accadendo solo per il mio amore folle, solo perché avevo preferito una vita semplice e felice, ed adesso non avevo più nulla, e stavo in silenzio piangendo dentro per non mostrare al mio signore la mia nuova paura, i miei vecchi sentimenti. La strega andò via soddisfatta di avere fatto del male almeno a qualcuno. Bunderol si sedette su una torre e mi disse "Aaldabrean, tu sei sempre stato un bravo drago, hai sempre fatto il tuo dovere, eri tra i più forti e fieri e se hai scelto di rischiare la tua vita si vede che il tuo sentimento è più forte della volontà di sopravvivere e questo anche se sciocco è tipico degli intrepidi draghi. Voglio darti una piccola speranza, nessun drago potrà mai essere un uomo per sempre, per cui il giorno che troverai il tuo vero amore potrai ritornare tra noi come è giusto che sia". Sono mille anni che vago alla ricerca della mia principessa e non l'ho ancora trovata, ed ora sono molto stanco e forse quest'anno tornerò al mio castello e mi lascerò morire in solitudine. Era sera, avevamo bevuto, la storia era malinconica come la nebbia che ci aspettava quando uscimmo. Dopo qualche tempo il mio amico, mi disse quasi bisbigliando con gli occhi persi nel vuoto: "L'ho trovata, l'ho trovata", lo guardai quasi spaventato, "Ma non avrò mai il coraggio di parlarle, che cosa le potrei dire dopo mille anni, cosa succederà al mio corpo: tornerò drago e sparirò nella solitudine o rimarrò uomo e magari mi respingerà come un questuante petulante e fastidioso?, cosa devo fare? Vieni con me per favore accompagnami, te la farò vedere". Entrammo in un locale del centro. Lei era ad un tavolino come quasi tutte le sere, mi spiegò il mio collega, stava bevendo un the con una amica, era veramente bella era una signora distinta, con gli occhi di un colore luminoso come il suo sorriso, "Che farò adesso?", mi chiese il mio amico. Ero tentato di dirgli la verità "Lascia perdere, riprenditi, smetti con questa storia di draghi e fantasie da folle", ma non ci riuscii e dissi invece: "Prova con la dolcezza, prova a dirle quello che provi, ma non la spaventare con le tue storie, prova lentamente a conquistare il suo cuore". Allora il mio amico divenne un poeta ispirato, iniziò a scriverle e a parlarle quasi per caso e giorno dopo giorno lei si accorse di lui, fino ad una sera in cui lo accompagnai al solito locale, lei aveva uno sguardo adirato, e quando si sedettero vicini le sbottò con parole dure che non sentivo ma che facevano fremere l'aria, ghiacciandola. Solo poche parole mi raggiunsero, "…tu sei giovane, smettila di prendermi in giro, non puoi innamorarti di me, devi cercare una più giovane…", lui sorridev, si sentiva più vecchio, si credeva un drago millenario. La fissò sicuro, le afferrò una mano e le disse: "Ma non senti che il mio cuore ha iniziato a battere solo per te?" e le portò la mano a toccare il suo cuore, all'improvviso, lei si calmò, una luce strana sembrò avvolgere i loro corpi ed io lo vidi, anche se per mesi non volli credere ai mie occhi, per un 'istante il mignolo della mano del mio amico si trasformo in un artiglio da drago. Non assistetti più ai loro incontri, ai quali via via mi accennava, ma ogni volta lui era più felice ed ogni volta aveva più paura di riperdere il suo amore, ma lei non si era ancora dichiarata, perché diceva di non essere ancora sicura, di non sapere se il suo era veramente amore, che non voleva illuderlo che aveva bisogno di tempo. Tutto fino a quel giorno: i pompieri e la polizia dissero che la casa era bruciata per una fuga di gas e nella casa anche se non c'erano altre tracce dovevano essere scomparse due persone, la donna e il mio amico. Piansi a lungo, piano, di nascosto: era mio amico ma nessuno avrebbe capito. Piansi fino al giorno in cui trovai di fronte alla porta una pergamena, sembrava uno scherzo, era una pergamena scritta con inchiostro antico, diceva: "Amico mio questa notte verrà un mio servitore a condurti al mio castello, tu seguilo e non chiedere, tu seguilo e saprai tutto direttamente da me, firmato il tuo amico Aaldabrean". Un messaggio di cattivo gusto se era uno scherzo, un messaggio inquietante se era vero. Alle due di notte sentii bussare forte alla porta, aprii con sospetto con la catenella ancora fissata, erano degli strani esseri, elfi forse che bisbigliavano tutti insieme: "Andiamo!", uscii e loro si misero a correre su uno strano tappeto che si arrotolava sotto i loro piedi e ci spostava veloci come il vento e così arrivai passando nella notte, sopra boschi e valli e monti altissimi, ad un castello di pietra rossa in vetta ad una montagna. Alla porta due paggi mi presero per mano e mi accompagnarono all'interno del palazzo. Era tutto addobbato di fiori bianchi e di frutta colorata e miliardi di petali facevano da tappeto. In fondo alla sala principale tra migliaia di fiaccole che crepitavano di luce gialla c'era un essere mostruoso: un drago da libro per bambini, accoccolato come un gatto su un divano immenso, al suo fianco su un trono di velluto rosso stava seduta la nostra amica vestita di una tunica bianca, tenuta in vita da una fila di perle e con una ghirlanda di fiorellini bianchi a modo di corona sui capelli che le erano diventati lunghi da corti che mi ricordavo. Una voce cavernosa che sembrava uscire dalle profondità della terra disse: "Avvicinati amico mio, ti ho convocato perché ho visto nella sfera di cristallo della conoscenza infinita che hai pianto, ho visto il tuo amore sincero e non voglio che tu soffra della mia felicità. La sera dell'incendio della casa, lei mi confessò il suo amore, e alle sue parole mi trasformai di schianto nel drago che sono, lo stupore fu così grande per lei che svenne ed io in preda al panico, bruciai il tetto per aprirmi un varco, la raccolsi dolcemente e la portai qui, nell'unico rifugio che conoscevo. Qui le ho spiegato la mia storia, qui lei mi ha conosciuto con il mio vero volto, e ha continuato ad amarmi lo stesso. Questa sera la mia amata ed io ci sposeremo secondo il rito dei draghi, incroceremo le nostre code, ma per farlo lei diventerà un drago e per diventarla deve tenere la mano di un cavaliere che l'accompagni in questa scelta, e che le possa custodire l'anima fino al giorno in cui lei deciderà che il tempo è arrivato per tornare per l'ultimo istante tra gli uomini. "Ma io non sono un cavaliere", dissi, impaurito. "Sì che lo sei, venendo fino qui, parlando con un drago senza scappare hai dimostrato coraggio e purezza di cuore che un cavaliere ha dentro di sé." Entrò un uomo con un cappuccio rosso di lana spessa, aveva nelle mani un bastone nodoso che sfavillava alla luce delle fiaccole come se fosse stato d'acqua. Grugnì qualche parola strana, mi fece gesto di avvicinarmi, presi la mando di lei che mi sorrise poi bevve da una coppa d'argento piena di lapislazzuli un sorso, poi due, di una strana pozione e d'un tratto sentii che una forza quasi elettrica entrava in me dalla mano. Mi sentivo come se un abbraccio forte non smettesse più di donarmi calore in tutto il corpo, sentii per un attimo milioni di pensieri di visioni di sogni passare davanti ai miei occhi e poi una pace interiore mi pervase e mi sedetti sul trono spossato. Nello stesso tempo non c'era più ma un drago bellissimo con una corazza bianca e due occhi immensi e bellissimi era al fianco del mio amico.
CONTINUA... pagina aggiornata il 30 ottobre 2008 | ||
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scritto da Andrea Portunato |
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