Racconti

1. Torno

  Oggi sono già sveglio. Non è colpa della luce del sole, sempre mattiniera in mare, perché nelle cuccette dell’equipaggio non ne può entrare. Forse è il dondolio della nave. Oggi, ogni secondo passa scandito in modo solenne, come se un cronografo impietoso, mi contasse i respiri.
  L'unica è alzarsi e lavarsi. Pulirsi bene, per essere pronti per la colazione. Qui a bordo è un rito celebrato come si deve, dove a casa era solo un momento con un pezzo di pane malconcio, un pezzo di polenta e ogni tanto il latte appena munto.
  Sono pronto: esco ma neppure le cucine si sono ancora svegliate. Allora giro per la nave, salgo e scendo i ponti e trovo solo una tazza di caffè caldo salendo in plancia a guardare l’orizzonte annebbiato da una foschia annoiata.
  Dal ponte di comando si dovrebbe vedere tutta la nave e forse si potrebbe vedere già la costa, ma questa nebbia lanugginosa mi mostra solo il disco rosso e brillante del sole.
  E di sole in mare ce n'è sempre troppo. Troppa luce per una vita all'ombra, all'ombra dei grandi immensi fumaioli, all'ombra frastagliata dei bighi di carico, all'ombra dei bianchi e splendenti capitani delle navi. E tu passi, sali e scendi dai rigidi moli imponenti su mille imbarcazioni tutte ugualmente piccole, inquiete e opache di ruggine rossa.
  Questo per me è l'ultimo viaggio, sbarcherò da questa nave e riposerò finalmente guardando nuovi transatlantici sempre più grandi e veloci che, lontano dalla mia costa, spariranno come enormi delfini che si immergono nell'orizzonte.
  Mi sembra ieri: il mio primo imbarco a spalar carbone: "Perchè piangi ragazzo?" Mi disse un macchinista "Niente, è questa polvere di carbone..." Rispondevo spavaldo.
  "Perché piange nostromo?" Mi risveglia il Secondo "Niente ragazzo, ho guardato troppo fissamente il sole."

Andrea Portunato - Tutti i diritti riservati

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pagina aggiornata il 30 ottobre 2008
scritto da Andrea Portunato