Il calamaio del capitano Pescetto

Prefazione

  Vi dissi del baule del capitano Federico Pescetto trovato un un mercatino d’antiquariato e dal quale ricavai gli scritti che mi sono permesso di riproporvi.
  Al suo interno trovai anche un piccolo oggetto di bronzo, al quale non avevo fatto caso all’inizio, lo estrassi con cura: “Lo pulirò e lo metterò come ferma carte sulla mia scrivania.” Pensai con noncuranza.
  Era un calamaio chiuso con piccole cerniere di ferro ormai consunto dalla ruggine. Presi uno straccio e una soluzione (pasta) per il bronzo. Lo lucidai.
  E passando la stoffa gentilmente tra le pieghe del manufatto ripensavo alla penna d’oca che vi si intingeva per rubargli un poco del liquido che poi si andava ad asciugare sulla carta del suo diario.
  Intinta nell'inchiostro denso, la penna appuntita che scorre sul foglio ruvido tracciando morbidamente segni tondeggianti.
  Ed io qui dopo duecento anni leggo le sue parole seguendo quelle curve con lo sguardo, come se lo avessi qui davanti mentre scrive. Questi fogli sbiaditi e ruvidi ricordo di una vita tra il mare enorme, ricco, lontano e la terra sempre troppo poca, povera ed avara. Questi fogli sono l'anima di un uomo che non aveva altro amico che se stesso.

Andrea Portunato - Tutti i diritti riservati

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pagina aggiornata il 30 ottobre 2008
scritto da Andrea Portunato