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Federico Pescetto Capitano 1. A prua!
Nella buia quiete della locanda, una candela dietro una tela che richiama le voci della cantina, vecchi tavoli scuri, unti color della pece, poche persone, l'oste dietro il suo banco di marmo bianco lucido con i gomiti a colonna che reggono l'immensa testa fatta di rughe barba e capelli scuri e disordinati. E mentre bevo del liquore giallastro, che si fa sorseggiare placido in questo giorno di pioggia, in questo giorno senza lavoro con la nave ai lavori, che è là e aspetta di essere bruciacchiata e ristoppata, e mentre chiudo gli occhi, sempre troppo stanchi di tanti giorni di sole ed il vento, di tante notti in bianco di buio e di nulla, e mentre penso alle mille cose da fare, incontrare il parroco che deve spedire dell'olio, farmi prestare i soldi che non sono mai troppi per acquistare vele nuove, andare a cena con il mio vecchio amico doganiere, e poi fare, fare, fare.... E mentre questi ed altri pensieri escono anche loro fuori sotto la pioggia ad aspettare il domani, ecco che entra dall'angolo buio della mia mente, e avanza piano con una luce che diventa sempre più chiara ed illumina ancora una volta i ricordi. Ecco che avanza la figura magra di un ragazzo con i pantaloni strappati e rattoppati di mille stoffe diverse, sul ponte di una nave sulla quale è salito da poco, con un cappello di lana fatto dalla sorella maggiore mentre pensava ad un fidanzato che in casa non si è mai conosciuto, con un cappello troppo grande, troppo pesante che non riesce a coprirlo, che non mi ha mai coperto, che non mi copre, nemmeno in quel momento, quando camminavo con i piedi scalzi e le scarpe in un bauletto che trattiene a stento le cianfrusaglie regalatemi dai parenti per il primo imbarco. Quel ragazzo una volta lo conoscevo, ero io prima di questa vita, ero io prima di questo giorno, era ieri mattina che l'acqua salata irrompeva nella mia vita col fragore del maglio (1), col suono del mare in burrasca, era ieri che le scoppole del nostromo mi ordinavano di uscire dal mio falso riparo fatto da un basso osteriggio (2) umido fradicio sulla pelle e viscido di sporcizia antica. Era solo ieri che mi alzavo, incalzato dalle urla, dai rimbrotti, dai cazzotti sulla testa, e barcollante come un fantasma andavo a prua, aggrappato a tutto ciò che offriva appiglio anche ad una bolina che ti strattonava fuori bordo per rimetterti da un'altra parte in piedi come se fossi sempre stato lì. Andare a prua, non è un gioco da bambini, perché devi avere le braccia forti se vuoi arrivare al tuo posto, quando anche il vento ti afferra le spalle e ti tiene fermo perché le onde ti possano percuotere e rigettare sul ponte come nella peggiore rissa da taverna. Perché solo se hai braccia forti riesci ad afferrare un pulpito (3), una cima, una drizza (4), e ti puoi rialzare barcollando per rimetterti in piedi verso il tuo dovere. Stare a prua non è un gioco per bambini. Perché quando sei lì che precipiti nell'onda che presto ti lambisce le caviglie e le afferra, e te le stringe che quando risali nella folle corsa della nave sembra non le voglia mollare più, perché mentre sei lì che con tutto il corpo trattenuto dalla mano che non molla nemmeno un pollice di quella gomena (5) ruvida, perché mentre sei lì che risali sul dorso dell'onda successiva lanciato in aria come un balocco di pezza devi essere molto forte. Perché è lì che scopri se sei diventato uomo, se il tuo coraggio è più forte della disperazione di essere sul bilico della tua bara blu come la notte. E mentre scendi veloce, inghiottito dall'onda, la puoi anche vedere del colore di legno d'olivo che ti si apre sotto i piedi. E mentre, con una mano sola, ti tieni ad un pezzo di canapo (6), senti che l'ultima barriera verso il profondo degli abissi è la rete del bompresso (7), sottile come una tela di ragno. E' in quella posizione scomoda che scopri che non è solo il coraggio che ti permetterà di tornare a bordo, quando tutto sarà finito, è a prua che scopri che non sarà in quel giorno che la tua vita dovrà affondare per incontrare l'angelo della morte che ti sta sempre cercando. E ogni volta che sprofondi impari che è la tua disperazione, sono le urla e le maledizioni, le urla del comandante, le maledizioni verso di lui verso la tua vita infame, verso la promozione ad un altro ruolo che non arriva mai che ti faranno tornare indietro vivo. E mentre riprendi fiato viaggi vicino alla schiuma che sgorga dall'acqua ferita dalla prua che fende la superficie infinita del mare come se fosse la lama di un diabolico cerusico (8). E mentre sali, aggrappato al bompresso, su ogni nuova onda, ti senti e sei più forte. Perché ogni attimo che resisti, ogni volta che con la mancina provi ad intrecciare nodi e gasse mentre le onde ti arrivano addosso, diventi più sicuro capisci che non sarà lì la tua fine, che non sei ancora arrivato al tuo ultimo porto. Perché ad ogni onda ne segue un'altra più forte ma tu sai che non mollerai, perché ad ogni onda ad ogni colpo della vita saprai rispondere con una presa più salda. Ma quella volta non ci arrivai a prua, perché altri erano già là quella volta. Altri che non avevano più i cappelli fatti da sorelle maldestre, che non prendevano più i colpi del nostromo, erano già là quelli che quando stringevano il pugno potevano spezzare ossa e quando picchiavano sulla faccia era per intingere le mani nel sangue di sventurati che non avrebbero più avuto lo stesso sorriso. E mentre sorrido di una rissa in un porto francese fatta anni dopo insieme a quegli uomini forti come sono diventato io, qualcuno entra, gridando che ha del vino nuovo da consegnare, allora apro gli occhi e vedo che la pioggia è cessata e sento l'odore del vento entrato dalla porta che mi richiama, allora penso che anche questo giorno umido è quasi terminato, che oggi è finito, come ieri, come la mia giovinezza, come il liquore caldo che era nel mio bicchiere, quello che ho bevuto in un istante e che qualcuno chiama "vita". Note 1. maglio: grosso martello a due teste. 2. osteriggio: copertura di un boccaporto. 3. pulpito: ringhiera collocata a prua o a poppa 4. drizza: corda destinata ad alzare le vele. 5. gòmena: grossa corda di canapa. 6. cànapo: grossa fune di canapa. 7. bompresso: albero non verticale che sporge dall'estrema prua delle navi a vela. 8. cerusico: chirurgo
![]() Federico Pescetto Capitano by Andrea Portunato is licensed under a Creative Commons Attribuzione 2.5 Italia License. pagina aggiornata il 30 ottobre 2008 | ||
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scritto da Andrea Portunato |
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