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Federico Pescetto Capitano

Prefazione

  Qualche tempo fa in un mercatino dell'antiquariato, quelli che ci sono sempre più spesso, vidi una scatola di legno alla base di un banchetto scalcinato. A me piacciono le scatole di legno, soprattutto quelle di legno antico.
Quella era quasi un bauletto, ma non abbastanza alta per considerarla tale. Aveva due maniglie di ferro ai lati, semplici ed un poco arrugginite ed un bel lucchetto, marca Napoleon, che la chiudeva al centro. Il legno era in buono stato, la ferraglia solo da lucidare e la cassetta era bella pesante.
"Quanto vuole?" Chiesi al venditore. Un tipo con la barba grigia, bruna e rossiccia contemporaneamente, due occhi stanchi ed opachi, una camicia a quadretti sbiadita ed i denti gialli. "Cento Euro" rispose sorridendo. "Cento euro?" "Sì, ma la cassetta è ancora piena, magari dentro c'è un tesoro …." Ribattè felino.
  Gliene diedi cinquanta e mi allontanai pensando, in fondo al cuore, di essere un fesso, un pollo da spennare.
  Arrivai a casa con il mio trofeo, del quale però mi vergognavo.
"Una spesa inutile", "Sei sempre il solito" furono i commenti più benevoli della mia famiglia.
  Mi ritirai nella mia stanza, coprii la scrivania con dei giornali vecchi e vi posai sopra la scatola. La guardai attentamente cercandovi le tracce del tesoro. L'unico elemento particolare era una striscia di carta ingiallita subito sotto una maniglia, con gli angoli ormai staccati. Sulla carta con una matita o un carboncino c'era scritto in bella calligrafia svolazzante e vecchio stile "Federico".
  Quella sera la pulii bene all'esterno, togliendo polvere e qualche segno del tempo e la lasciai stare per non svelarne ancora il suo tesoro. Dopo qualche tempo oliando bene e preparando un passepartout con un filo di ferro sagomato riuscii a far scattare il lucchetto.
  La frenesia di sapere cosa avrei trovato mi assalì, aprii la scatola quasi tremando, ma con mia sorpresa, nonostante il peso, era praticamente vuota. Sul fondo c'era solo una cartella di cuoio spesso piena di fogli di carta.
  Ero un po' deluso, l'unica cosa da controllare erano i fogli, chissà magari avrei potuto trovare un francobollo antico, di valore. Estrassi i fogli, erano di carta spessa e molto vecchia, scritti con inchiostro ed una calligrafia un poco incerta, come capita a chi scrivesse in treno.
Niente francobolli, non erano lettere e neppure un diario, perché non c'erano date ed i fogli erano molto diversi tra loro, come appartenenti a risme e periodi differenti.   Li rinfilai nella loro cartella di cuoio.
  Come al solito avevano ragione gli altri avevo sperperato dei soldi per una vecchia scatola di nessun valore che avrei utilizzata solo per riporre qualcosa, magari i CD.
  Passò più o meno una stagione ed in una domenica di pioggia, mettendo ordine nel mio angolo della casa, ripresi in mano il plico antico trovato nella scatola, deciso a curiosare, attraverso quei vecchi scritti, nella storia della cassetta e soprattutto di passare il tempo di quella giornata noiosa. Lessi il primo foglio con un po' di difficoltà, era un italiano antico con molte parole dialettali. Ma era talmente attraente che alla fine della giornata li avevo letti tutti. Quei fogli disordinati erano le emozioni ed i racconti della vita di un uomo, un marinaio di due secoli fa. Questi aveva scritto di volta in volta i suoi sentimenti ed i suoi pensieri più profondi, su fogli sottratti al giornale di bordo o ai documenti di carico della sua barca. Avevo trovato qualcosa che per me pareva comunque di valore. Per questo decisi di fare una prova: li trascrissi portandoli ad un linguaggio più comprensibile e li feci leggere a qualche amico. Avendo trovato consenso alla mia opinione sulla loro attualità, decisi per la pubblicazione e nel resto del libro li troverete nello stesso ordine nel quale li ho trovati. Sperando che riescano a trasmettervi le stesse sensazioni che ho provato io, prima leggendoli e poi redigendo la loro versione italiana, vi auguro buona lettura.


pagina aggiornata il 30 ottobre 2008
scritto da Andrea Portunato