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ANTAIOS Capitolo 1 - La domanda scatenante: perché sacrificarsi?
Tutto è nato dalla difficoltà a rispondere in modo esauriente
alla domanda sul perché l'uomo ancora adesso arriva al massimo
sacrificio di farsi uccidere o dare la morte in una guerra.
Come storico militare mi sono dedicato allo studio delle guerre e delle battaglie leggendo moltissimi libri e confrontandoli con altre fonti disponibili (reperti nei musei, costruzioni militari, immagini, disegni, filmati e racconti). Ogni volta, esaurito l'interesse prettamente militare sulle battaglie, sui generali e sulla tecnologia delle armi impiegate, cercavo di capire le motivazioni che avevano condotto alla guerra in esame. Analizzando le premesse di ciascuna guerra partendo dall'ottica marxista, cioè tralasciando gli aspetti ideologi e politici e concentrandomi principalmente su quelli economici, la produzione industriale il numero di occupati, il livello di tassazione, le crisi alimentari la ricchezza delle popolazioni coinvolte mi rendevo conto che non erano sufficienti a spiegare il sacrificio di una sola vita umana. Se i fattori economici in qualche caso potevano spiegare alcuni comportamenti e in altri motivare le ragioni dei conflitti nella maggioranza delle guerre che ho studiato i soldati, ovvero quelli che in effetti combattevano, non erano spinti da tali interessi. Se tutto fosse riconducibile a semplici fattori materiali non si riuscirebbe a capire il sacrificio di generazioni intere. I dati numerici sono affascinanti perché sono più facili da definire e confrontare, e le teorie basate sulla divisione sociale in “classi” non riuscivano a spiegare perché, in tutte le epoche storiche, sono morti milioni di persone in difesa di re, stati, bandiere, idee, libri. Allora ho pensato che invece dell'elemento materiale vi fosse un aspetto ideologico “superiore” una volontà di sacrificio per un'idea per un pensiero ovvero che la spiegazione della guerra stia al di sopra della semplice soddisfazione materiale dell'uomo, ovvero qualcosa che elevi l'essere umano al disopra della sua semplice contingenza quotidiana. Sarebbe una teoria affascinante e in molti hanno scritto di quanto l'uomo si avvicini alla divinità in questo atto di sacrificio. Però questa bella visione non è riscontrabile nella storia: nell'uccidere, nello stuprare, nell'incendiare e fare a pezzi altri essere umani l'uomo non si eleva ma si abbassa al più assurdo grado di follia. Così come è folle dedicare risorse spropositare a costruire ed accumulare armamenti (l'URSS sta ancora subendo le conseguenze dei suoi piani nucleari della guerra fredda). Nelle guerre gli aspetti ideologi e politici non possono essere ridotti a fenomeni marginali ma anche questi non riuscivano a spiegare perché uomini apparentemente normali, contadini, operai, maestri di scuola, una volta arrivati sui campi di battaglia si siano trasformati in spietati strumenti di morte uccidendo o in eroi sacrificandosi in nome di qualcosa di intangibile come un'idea, una religione o per l”avvenire”. Per spiegarvi meglio i miei dubbi utilizzerò un fatto storico che ho studiato in maniera approfondita perchè è stato oggetto della mia tesi di laurea: la guerra Russo-Giapponese del 1905. Premessa Capitolo 2 - Un esempio: la guerra Russo-Giapponese del 1905 Indice ![]() Antaios by Andrea Portunato is licensed under a Creative Commons Attribuzione 2.5 Italia License. pagina aggiornata il 30 ottobre 2008
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scritto da Andrea Portunato |
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